Svolta energetica in Germania: molto resta da fare

Con l’abbandono del nucleare a giugno 2011, la Germania ha introdotto una nuova era di politica energetica. Berlino stila ora il primo bilancio intermedio, che risulta positivo, ma evidenzia quanto resta ancora da fare.

Nell’introduzione al primo rapporto di monitoraggio intitolato «Energiewende in Deutschland», il Ministro dell’economia Philipp Rösler constata che le basi per la conversione dell’approvvigionamento energetico sono state poste. La tabella di marcia è altresì stata definita: come e quando sarà realizzata non interessa solo la Germania. Fino alla scadenza del 2050, un rapporto di una cinquantina di pagine sarà pubblicato ogni anno al fine di valutare lo stato d’avanzamento dei progetti nonché le misure e gli impegni volti ad attuare la svolta energetica.

Gli inizi sono promettenti: si sono reperiti i principali campi d’azione, avviate numerose misure, definite e poste le condizioni quadro per la loro rapida realizzazione. Sicuramente, la Germania dovrà lavorare a ritmo sostenuto se vuole rispettare il traguardo del 2050. Le priorità e gli obiettivi descritti in modo accurato e chiaro nel rapporto mirano a favorire l’attuazione e l’impiego ottimale dei mezzi finanziari e altri.

Ecco i punti principali definiti nel rapporto:

  • l’approvvigionamento energetico subirà un vasto ampliamento e una grande trasformazione, che contempla la produzione di elettricità, la ristrutturazione energetica e lo sviluppo dell’infrastruttura necessaria per una maggiore mobilità elettrica (con investimenti annui stimati a 15 miliardi di euroNome della moneta unica dell’Unione europea (UE), che per il momento è stata adottata da 17 dei 27 Stati membri. I seguenti Paesi non fanno parte della zona euro e continuano a usare la loro moneta: Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Svezia e Ungheria.

    Alcuni paesi confinanti con l’UE, così come diverse ex-colonie di Stati membri, usano l’euro come moneta ufficiale oppure per scopi pratici. È il caso, per esempio, di Andorra, Montenegro, Kosovo, San Marino e il Vaticano.

    L’euro esiste come moneta scritturale dal 1° gennaio 1999; da questa data, i tassi di cambio delle monete nazionali sono fissi e immodificabili tra loro e rispetto all’euro. Le banconote e le monete euro sono state introdotte il1° gennaio 2002.

    L’euro è stato realizzato nell’ambito della cosiddetta Unione Economica e Monetaria (UEM), cui possono partecipare solo Stati membri dell’UE che rispondono a determinati criteri di convergenza (noti anche come parametri di Maastricht). Tali criteri riguardano la stabilità dei prezzi, i tassi di cambio, il debito pubblico e la partecipazione al Sistema Monetario Europeo (SME: si tratta di un sistema per la stabilizzazione dei tassi di cambio delle monete dei Paesi UE). Il loro rispetto è controllato periodicamente nel quadro di un meccanismo per la coordinazione e il monitoraggio delle politiche economiche nazionali. L’intento è di garantire la stabilità dei prezzi negli Stati che hanno aderito all’UEM. Anche la Banca Centrale Europea, che dall’introduzione dell’euro è competente per il controllo e per la politica monetaria, è tenuta a raggiungere questo obiettivo.
    );
  • la rete, la trasmissione e la distribuzione saranno potenziate (4’500 chilometri di linee ad alta tensione dovranno essere allestiti entro il 2020);
  • le centrali a gas e a carbone dovranno essere risanate e il loro numero ampliato (sono richieste ulteriori capacità per 17 gigawatt entro il 2022, dapprima per pareggiare la produzione ancora precaria proveniente da fonti rinnovabili);
  • un programma di ricerca energetica sarà lanciato (3,5 miliardi di euro all’anno sono a disposizione entro il 2014 per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie futuristiche);
  • l’efficienza energetica sarà promossa, dapprima grazie a ristrutturazioni edili (il relativo programma è stato dotato di 1,5 miliardi di euro nel 2012).

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