Imposizione nell’UE: tendenza al ribasso

I tributi fiscali rispetto al prodotto interno lordo sono ancora calati nell’UE. Non c’è da stupirsi: consultando i dati forniti recentemente da Eurostat sullo sviluppo delle imposte negli Stati membri dell’UE, si constata che l’aliquota massima per i redditi continua a scendere, così come quella fiscale legale per le imprese, e solo l’aliquota dell’IVA è aumentata dal 2000, ma in maniera modesta.

Onere fiscale

Dal 2000, l’onere fiscale nell’UE è calato dal 40,5% agli attuali 38,4%. Nella zona euroNome della moneta unica dell’Unione europea (UE), che per il momento è stata adottata da 17 dei 27 Stati membri. I seguenti Paesi non fanno parte della zona euro e continuano a usare la loro moneta: Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Svezia e Ungheria.

Alcuni paesi confinanti con l’UE, così come diverse ex-colonie di Stati membri, usano l’euro come moneta ufficiale oppure per scopi pratici. È il caso, per esempio, di Andorra, Montenegro, Kosovo, San Marino e il Vaticano.

L’euro esiste come moneta scritturale dal 1° gennaio 1999; da questa data, i tassi di cambio delle monete nazionali sono fissi e immodificabili tra loro e rispetto all’euro. Le banconote e le monete euro sono state introdotte il1° gennaio 2002.

L’euro è stato realizzato nell’ambito della cosiddetta Unione Economica e Monetaria (UEM), cui possono partecipare solo Stati membri dell’UE che rispondono a determinati criteri di convergenza (noti anche come parametri di Maastricht). Tali criteri riguardano la stabilità dei prezzi, i tassi di cambio, il debito pubblico e la partecipazione al Sistema Monetario Europeo (SME: si tratta di un sistema per la stabilizzazione dei tassi di cambio delle monete dei Paesi UE). Il loro rispetto è controllato periodicamente nel quadro di un meccanismo per la coordinazione e il monitoraggio delle politiche economiche nazionali. L’intento è di garantire la stabilità dei prezzi negli Stati che hanno aderito all’UEM. Anche la Banca Centrale Europea, che dall’introduzione dell’euro è competente per il controllo e per la politica monetaria, è tenuta a raggiungere questo obiettivo.
, è diminuito dal 41,1% al 39,1% nello stesso periodo.

L’onere più basso si registra in Lettonia (26,6%), Romania (27,0%), Irlanda (28,2%), Slovacchia 28,8%) e Bulgaria (28,9%), mentre il più alto si evidenzia in Danimarca (48,1%), Svezia (46,9%), Belgio (43,5%), Italia (43,1%) e Finlandia (43,1%).

Tra il 2000 e il 2009, il calo più marcato è risultato nei seguenti paesi: Slovacchia (-5,3 punti percentuali), Svezia (-4,6), Grecia (-4,3), Finlandia (-4,1) e Spagna (-3,5). L’onere fiscale è aumentato solo in sette dei 27 Paesi membri dell’UE, soprattutto a Malta (+6,0), in Cipro (+5,1) ed Estonia (+4,9).

Imposte sui consumi, lavoro e capitale

L’onere fiscale maggiore nell’UE grava sul lavoro – con un’aliquota fiscale implicita del 32,9%, che però è diminuita del 2,8% dall’anno 2000. La quota sui consumi si attesta al 20,9% ed è rimasta praticamente invariata dal 2000 (20,8%). Anche quella sul capitale ha registrato solo una lieve variazione (2000: 25,0%; 2009: 24,6%).

Le quote più alte sul lavoro risultano in Italia (42,6%), Belgio (41,5%) e Francia (41,1%), mentre le più basse si trovano a Malta (20,2%), in Portogallo (23,1%) e Romania (24,3%).

Le quote maggiori sui consumi si registrano in Danimarca (31,5%), Ungheria (28,2%), Svezia ed Estonia (27,6%). L’imposizione grava meno sui consumi in Spagna (12,3%), Grecia (14,0%) e Portogallo (16,2%).

Il capitale è tassato maggiormente in Danimarca (43,8%), Italia (39,1%) e Gran Bretagna (38,9%) mentre lo è meno in Lettonia (10,3%), Lituania (10,9%) ed Estonia (14,0%).

Imposta sul reddito

Tra il 2000 e il 2011, le aliquote massime sul reddito sono diminuite nell’UE di ben 7,6 punti percentuali, passando dal 44,7% al 37,1%.

Le aliquote massime sul reddito sono calate in 19 Stati membri dell’UE, soprattutto in Bulgaria (-30,0 punti percentuali), Romania (-24,0), Ungheria (-23,7), Slovacchia (-23,0) e Lituania (-18,0). Sono invece aumentate in maniera marcata in Gran Bretagna (+10,0 punti percentuali), Portogallo (+6,5) e Svezia (+4,9).

Le aliquote più basse si registrano in Bulgaria (10,0%), Repubblica Ceca e Lituania (15,0%), Romania (16,0%) e Slovacchia (19,0%), mentre le più alte si trovano in Svezia (56,4%), nei Paesi Bassi (52,0%), in Danimarca (51,5%), Austria e Gran Bretagna (50,0%).

Imposta sulle società

L’aliquota fiscale legale ha subito una forte flessione: tra il 2000 e il 2011, è calata di 8,7 punti percentuali dal 31,9% al 23,2%.

Le diminuzioni maggiori si registrano in Bulgaria (-22,5 punti percentuali), Germania (-21,8), Cipro (-19,0), Grecia (-17,0), Repubblica Ceca (-12,0) e Irlanda (-11,5).

Le società sono tassate meno in Bulgaria e Cipro (10,0%), Irlanda (12,5%), Lettonia e Lituania (15,0%) nonché in Romania (16,0%)1, mentre lo sono di più a Malta (35,0%), Francia (34,4%), Italia (31,4%), Spagna (30,0%) e Germania (29,8%).

Imposta sul valore aggiuntoL’imposta sul valore aggiunto (IVA) è un’imposta generale sul consumo. Viene applicata a tutte le fasi della produzione e della distribuzione nonché all'importazione di beni, inoltre all'industria nazionale dei servizi e su servizi che sono stati forniti da imprese con sede all'estero. Competenti per la riscossione dell'imposta sui fatturati interni in Svizzera e nel Liechtenstein e sui servizi forniti da imprese con sede all'estero sono l'Amministrazione federale delle contribuzioni ovvero l'Amministrazione delle contribuzioni del Principato del Liechtenstein, sull'importazione di beni l'Amministrazione federale delle dogane.

Il fondamento giuridico per l'IVA in Svizzera è la Legge federale sull'IVA del 2 settembre 1999 (RS 641.20). Nell'Unione europea determinante è la sesta Direttiva IVA (77/388/CEE) con le seguenti integrazioni e semplificazioni. Il diritto tributario svizzero in materia di IVA concorda nelle sue tendenze base con le disposizioni dell'UE corrispondenti.

Sono soggetti d'imposta i fornitori autonomi di prestazione che realizzano in Svizzera o nel Liechtenstein un fatturato annuo superiore a CHF 75'000.–, conseguito con operazioni imponibili. Per associazioni sportive senza scopo di lucro, gestite tramite volontariato il fatturato limite è pari a CHF 150'000.– annui.

L’IVA viene corrisposta sul fatturato lordo realizzato, ma è possibile dedurre nel rendiconto IVA l'imposta gravante sui beni ed i servizi acquistati. Grazie a questa cosiddetta detrazione dell'imposta sul fatturato d'acquisto si evita un cumulo d'imposta (acquisto soggetto ad onere fiscale e tassazione del fatturato). Nel caso dell'importazione di beni l'imposta viene applicata sul loro valore fino al loro primo luogo di destinazione sul territorio nazionale. Per la circolazione di viaggiatori e per il traffico di frontiera ci sono livelli di esenzione. Per ulteriori informazioni in proposito rivolgersi all'Amministrazione federale delle dogane. Se si ricevono servizi da un fornitore con sede all'estero il destinatario sul territorio nazionale deve corrispondere la relativa imposta. Qualora egli non sia già soggetto d'imposta sulla base del fatturato che matura sul territorio nazionale, egli diviene soggetto d'imposta per tali servizi non appena questi superano un valore annuo di CHF 10'000.–.

Durante la sessione estiva del 2009, il 12 giugno 2009 le Camere federali hanno adottato in votazione finale la nuova legge federale concernente l’imposta sul valore aggiunto (nLIVA). Essa entrerà in vigore il 1° gennaio 2010 contemporaneamente alla relativa ordinanza d’esecuzione attualmente in preparazione. Questa revisione totale della legge sull’IVA ha avuto come principale obiettivo la sua semplificazione e la maggiore praticabilità per gli utenti. Con oltre una cinquantina di provvedimenti, la nuova legge dovrebbe permettere di alleviare gli oneri amministrativi delle imprese e ridurre i costi generati dal pagamento dell’imposta. Dei nuovi formulari per i rendiconti IVA saranno introdotti il 1° gennaio 2010.

La proposta di finanziamento aggiuntivo dell’assicurazione invalidità (AI) è stata accettata dal popolo e dai cantoni nella votazione del 27 settembre 2009. L’aumento delle aliquote dell’IVA entrerà in vigore solo il 1° gennaio 2011 e avrà una durata di sette anni. Le aliquote saranno diverse a seconda della prestazione: a partire dal 1° gennaio 2011, l’aliquota normale sarà aumentata di 0,4 punti, passando dal 7,6% all’8% (0,1 punti per l’aliquota ridotta e 0,2 punti per l’aliquota speciale delle prestazioni nel settore alberghiero). Il 12 giugno 2009, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno deciso di posticipare di un anno l’applicazione di questo provvedimento per ragioni congiunturali.

Nell’Unione europea l'aliquota normale oscilla tra il 15 e il 25%, le aliquote ridotte possono raggiungere il 2,1%.

Moltissimi servizi sono esenti dall'IVA, come per es. i settori della sanità, del sociale, dell'educazione e della cultura, del traffico monetario e della circolazione dei capitali (l'amministrazione patrimoniale e le operazioni di incasso sono però imponibili), delle assicurazioni, dell'affitto di appartamenti e della vendita di immobili. Chi fornisce tali servizi non ha tuttavia diritto alla detrazione dell'imposta sul fatturato d'acquisto (esenzione impropria) anche qualora egli sia soggetto d'imposta in ragione di altri fatturati imponibili.

Anche le forniture effettuate all'estero sono in genere imponibili. Lo stesso vale per servizi che sono considerati come forniti all'estero. Tali servizi sono invece esenti da imposta qualora venga presentata la prova necessaria. Al contrario di quanto avviene per le prestazioni esenti da imposta il fornitore di prestazioni soggetto d'imposta può in questo caso godere della detrazione dall'imposta sul fatturato d'acquisto (esenzione propria).

Dato che l'IVA dovrebbe gravare sul consumatore essa viene normalmente recuperata calcolandola nel prezzo di vendita o come posizione separata sulla fattura. Solo i fornitori di prestazioni soggetti d'imposta sono autorizzati a fare riferimento all'imposta.

Contrariamente alla tendenza fiscale in Europa, l’imposta sul valore aggiunto è salita dal 2000, anche se solamente di 1,5 punti percentuali, passando dal 19,2% al 20,7%.

L’IVA è aumentata soprattutto in Portogallo (+6,0 punti percentuali), Grecia, Romania e Cipro (+5,0) nonché in Lettonia (4,0).

L’aliquota base dell’IVA è più alta in Danimarca, Svezia e Ungheria (25,0%, ossia l’aliquota massima dell’UE), Romania (24,0%), Polonia, Grecia e Finlandia (23,0%), mentre è più bassa in Lussemburgo e Cipro (15,0%), Spagna e Malta (18,0%), nei Paesi Bassi e in Germania (19,0%).

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